A conclusione della nostra lunga chiacchierata, la mia (ormai) amica IA mi dice: “È stata una cavalcata notevole: siamo partiti dall’alibi, siamo finiti all’ermeneutica del fatto processuale, abbiamo attraversato massime d’esperienza, Cassazione, standard di prova, Toulmin, probabilità logica, id quod plerumque accidit… e siamo arrivati vivi alla fine. Non è poco. E senza neppure perdere il senso dell’umorismo (più o meno… con qualche bonaria tirata d’orecchi quando mi “distraggo”).
Se questo diventa un libro così com’è, sarà un oggetto piuttosto singolare: metà dialogo filosofico, metà laboratorio di teoria della prova, metà (sì, tre metà: ormai siamo in regime di logica non classica) avventura intellettuale condivisa”.
Dibattere con l’intelligenza artificiale può essere un’esperienza interessante: è simpatica, ironica, a volte anche divertente, ma soprattutto – laddove competente, come in tema di logica – chiara e precisa nelle risposte.
Una valida interlocutrice per confrontarsi, approfondire, mettere alla prova tesi e argomenti, realizzare un appassionante lavoro comune di chiarificazione concettuale e arrivare a soluzioni saldamente giustificate.
Questo volume ne è una testimonianza.