Il diritto penale d’inizio XXI secolo attraversa una svolta securitaria, ormai diffusamente denunciata, che propone un accentuato sacrificio delle libertà individuali pur di offrire risposte dal volto rassicurante alle sfide proposte da fenomeni – quali terrorismo internazionale, immigrazione clandestina, corruzione, reati a contenuto tecnologico, con vittima diffusa e in danno di categorie o soggetti deboli – capaci di incutere paura o destabilizzazione nella società.
Queste come altre dinamiche criminali, o semplicemente socioeconomiche, vengono cavalcate rappresentandole come specifiche emergenze dell’ultima ora (si pensi all’immagine evocativa ma fuorviante dei barbari alle porte) che richiederebbero scelte di politica criminale estreme, disumanizzanti, in antitesi con i paradgimi garantistici della materia, nonostante un deficit clamoroso di effettività.
In questo contesto, al populismo penale del legislatore si affianca un populismo giudiziale, che trova i suoi predicatori itineranti in autorevoli esponenti della magistratura.
Diritti fondamentali della persona, soprattutto dove trasfusi in nullità processuali o vincoli alla durata dei processi, vengono così presentati come concessioni lassiste al crimine che avanza, e la loro rimozione come risposta dura ma necessaria volta a proteggere le vittime: tutte tranne quelle dell’errore giudiziario, il cui rischio risulta semmai accentuato.
I saggi raccolti nel presente volume intendono approcciare il tema da differenti angolazioni, offrendone una lettura critica ed evidenziando quali anticorpi possano emergere a contenimento della svolta populista e securitaria; ma offrono anche uno scorcio comparatistico e interdisciplinare sulla dimensione globale dell’avanzata del populismo penale e dell’illusorio sacrificio di diritti e garanzie individuali che costantemente richiede a legislatori e giudici.
L’OPERA È DISPONIBILE ESCLUSIVAMENTE IN VERSIONE EBOOK
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